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2 GIORNI FIABESCHI SUL LAGO DI BLED

 Strada che collega Ribno a Bled.

Questi ultimi mesi di lavoro sono stati duri, sono stata catapultata in un nuovo universo che non so ancora se mi affascina o no e l’impegno per riuscire a gestire tutto è molto. Bled mi ha aiutato a staccare mentalmente per un weekend, anche se sono tornata a casa fisicamente a pezzi causa eccessiva bicicletta!

Per chi parte dal Nord Italia è facilmente raggiungibile in auto, percorrendo la A4 fin quasi a Trieste e fermandosi in uno degli autogrill friulani per comprare il bollino autostradale da apporre sul parabrezza dell’auto per poter circolare in Slovenia. È un ottimo posto dove trascorrere qualche giorno immersi nel verde e nel calore della cittadina slovena, staccando dalla solita routine e rilassandosi in una cornice volta al contatto con la natura. 

Noi abbiamo preso alla lettera questa immersione e abbiamo soggiornato al “Glamping Ribno”, un camping ma glamour, che consiste in 8 casette di legno all’interno di un bosco, sopraelevate, con terrazzino e tinozza di acqua calda per rilassarsi al meglio dopo una giornata dedicata allo sport. Sicuramente è stata la chicca che ci ha fatto apprezzare ancora di più la Slovenia, è stato un soggiorno romantico e diverso dal solito, sembrava quasi di essere isolati dal mondo, anche se l’hotel era a due passi dalla nostra casetta!

Le casette del Glamping.

Vorrei spendere due parole sull’eco turismo: si tratta di turismo responsabile che si identifica con una particolare attenzione all’ecologia, alla tutela dell’ambiente e alla scoperta della cultura locale. Un turismo in cui chi viaggia è responsabile delle proprie azioni e delle conseguenze che queste hanno sull’ambiente. L’hotel e il Glamping Ribno ne sono fautori, in quanto primo hotel e primo glamping in Slovenia a zero emissioni di rifiuti.

Il retro delle casette.

Appena arrivati ci siamo subito diretti alla Gola Vintgar, per fare una bella camminata lungo questo sentiero e sgranchirci le gambe. La gola, scolpita dal fiume Radovna, si trova nelle immediate vicinanze del villaggio di Gorje. Ad oggi fa parte del patrimonio naturale della Slovenia ed è molto visitata, anche se fortunatamente noi abbiamo trovato non troppa gente. Si possono ammirare bellissime cascate e rapide percorrendo un sentiero educativo che attraversa anche i ponti e le gallerie di Zumer. Al termine del percorso è presente una meravigliosa cascata, alta 13 metri, denominata Å um. Il percorso fatto con calma dura circa un’ora e mezza, passando per punti molto stretti e ponticelli sospesi, per finire su una sorta di “terrazzo” che guarda su una vallata bagnata dal fiume.

Il colore dell’acqua è magnetico, incredibile.

Il secondo giorno è stato tutto dedicato a Bled: il lago è davvero bello ed il sentiero che lo costeggia è lungo 6 km, che si possono percorrere tranquillamente a piedi o in bicicletta, come abbiamo fatto noi, fermandoci praticamente ad ogni scorcio panoramico per fare delle foto. Ogni angolo, ogni luce, ogni cosa che vedevamo era perfetta, sembrava fosse fatta apposta per essere ammirata e fotografata, ogni dettaglio sembrava studiato per rendere l’atmosfera il più fiabesca possibile. Se il meteo lo permette, si può noleggiare una Pletna, la tipica imbarcazione di Bled, che permette di recarsi sull’isoletta in mezzo al lago remando (o facendo remare il barcaiolo) e godendosi il panorama da un punto di vista diverso. L’isoletta di Bled Ã¨ molto piccola e qui è presente soltanto la piccola Chiesa di S. Maria Assunta che contiene una Campana dei Desideri: c’è una fune che dalla cima dell’ultima trave arriva al pavimento e la leggenda vuole che chiunque riesca a suonarla vedrà il suo desiderio realizzarsi.

Isola di Bled e Chiesa di S. Maria Assunta.

La cosa più suggestiva che si nota dal lago è un’enorme roccia a strapiombo sull’acqua sulla quale si erge un castello medievale, che abbiamo poco saggiamente raggiunto dal sentiero dopo aver fatto il giro del lago. Dico poco saggiamente perché il sentiero che porta al lago è abbastanza ripido e stretto, e al termine ci sono circa 10 rampe di scale che abbiamo dovuto affrontare con la bicicletta in spalla (Dani mi ha aiutata perché alla terza rampa stavo avendo un collasso).

Il Castello medievale.

Abbiamo pagato 10 € e siamo entrati nell’edificio, che ospita un ristorante, un bar, una tradizionale stamperia ed una cantina, e una mostra/museo che illustra ciò che è accaduto al territorio di Bled e dintorni nel corso degli anni. Quello che ci ha colpiti maggiormente è stata la terrazza che regala una vista mozzafiato, oserei dire da cartolina, sul lago di Bled, facendo valere tutti i 10€ del biglietto che altrimenti sarebbero stati sprecati.

Vista dalla terrazza del Castello.

Decidiamo di tornare nel paesino di Podhom intravisto il giorno precedente mentre dalla gola Vintgar ci recavamo al Glamping, così prendiamo (finalmente!) la ripida discesa del castello e cominciamo a pedalare (di nuovo) in salita per immergerci in un paesino tranquillo verdissimo, di un verde che in Italia, almeno vicino a casa, non avevamo mai visto, pieno di bellissime case senza nemmeno un recinto se non in legno, fiori, signori anziani in giardino che prendevano il sole rilassandosi e sorridendo al nostro passaggio. Siamo rimasti incantati da quanto qui la vita sia diversa da come la viviamo noi, da come si prenda tutto con più calma e relax e da come sia data la giusta importanza alla natura.

Abbiamo trovato gli sloveni estremamente cordiali e gentili, disponibili ad aiutarci e consigliarci al meglio, e anche questo ha contribuito a farci piacere ancora di più questa meta che prima dell’anno scorso non avevamo mai considerato, nonostante la vicinanza e l’atmosfera da favola. Torneremo sicuramente in Slovenia, cambiando paese, cercandone il fascino più vero, più nascosto, e certamente apprezzandolo.

Una mattinata pigra fuori dalla nostra casetta.

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4 GIORNI A BUDAPEST

Vacanze di primavera: perché non scegliere quella meraviglia di Budapest? Acclamata da tutti, io incuriosita, sbircio foto e vari blog per capire se ne vale la pena e potrebbe piacermi e me ne innamoro all’istante. Detto fatto, prenotato un volo dal venerdì mattina al lunedì sera diretto della nostra affezionatissima Ryanair da Orio a Budapest, e l’hotel BO33 Family & Suites nel centro di Pest, la zona più agevole per muoversi (le sistemazioni sono tantissime e ci sono hotel e boutique hotel davvero belli a poco prezzo in ogni zona della città). Abbiamo scelto marzo perché qui gli inverni sono davvero freddissimi e poco ospitali, noi siamo stati fortunati perché a parte una mezza giornata di pioggia abbiamo sempre trovato bel tempo e caldo per il periodo.

 Il Parlamento di Budapest visto dal Danubio.

GIORNO 1 – PEST

L’aeroporto di Budapest si trova fuori città, ma è collegato molto bene con il centro; infatti dopo aver comprato in aeroporto la tessera dei trasporti per 7 giorni a soli 13€ abbiamo preso il bus 200E che ci ha portati al capolinea della metro blu M3. Aprendo la cartina ci siamo accorti che i nomi delle fermate, così come i nomi delle vie, delle piazze e di qualsiasi cosa presente in città sono incomprensibili e lunghissimi, infatti l’ungherese è una lingua ugro-finnica (della stessa famiglia del finlandese) ed è davvero di difficile, se non impossibile, comprensione per noi italiani. Anche maneggiando il denaro bisogna impegnarsi, perché qui si usa il fiorino ungherese e non l’euro, che conviene sempre cambiare in aeroporto per pagare in valuta locale così da risparmiare qualcosa e cercare anche di pagare con la carta di credito o il bancomat dove possibile.

Una volta arrivati in hotel, abbiamo lasciato le valigie e abbiamo fatto una bella passeggiata fino al centro di Pest, più precisamente alla spettacolare Basilica di Santo Stefano che è il più importante luogo di culto di Budapest. Si organizzano visite guidate, ma è possibile entrare liberamente senza pagare nulla ed ammirare l’edificio religioso in tutta la sua bellezza ed imponenza, soffermandosi sull’enorme organo presente e sulla reliquia della Sacra Mano Destra del Santo Re Stefano I. Pagano 500 FT (circa 1,50€) si può salire a piedi o in ascensore alla Torre Tonda, dove si può ammirare dall’alto il panorama di Budapest e rimanere senza fiato.

Vista dalla Basilica di Santo Stefano.

Senza allontanarci troppo dalla Basilica ci siamo imbattuti nella Statua del Poliziotto Grasso, una statua in bronzo a grandezza d’uomo raffigurante appunto un ufficiale panciuto molto buffo; la sua panciona è consumata e opaca in quanto si racconta che il suo tocco porti fortuna in amore e nella vita.

Due panciuti!

Abbiamo proseguito a piedi verso il fiume e abbiamo trovato il Palazzo Gresham, che ora è la sede del prestigioso Hotel Four Seasons: sbirciando all’interno abbiamo visto delle scalinate da favola e mosaici coloratissimi.

Abbiamo poi attraversato il celebre Ponte delle Catene, che collega Buda a Pest, regalandoci una vista spettacolare sul Danubio e sulle due parti opposte della città. Il ponte è lungo quasi 400 metri e ha circa 150 anni, con due leoni per lato a fare la guardia e lo stemma di Budapest sui bastioni. Questa passeggiata ci ha regalato attimi speciali e foto fantastiche, lo abbiamo percorso su entrambi i sensi di marcia per poi tornare esausti in hotel per riposarci.

Bimba felice sul Ponte delle Catene.

GIORNO 2 – BUDA

Nonostante la nostra visita di Pest non fosse finita, abbiamo optato per Buda il secondo giorno, la parte antica della città, per scoprire il Bastione dei Pescatori, il Castello, e l’Ospedale nella Roccia​​

Una delle 7 torri del Bastione dei Pescatori.

Dopo una bella scarpinata (in alternativa si può prendere il Castle Bus) siamo arrivati al Bastione dei Pescatori, dal 1988 patrimonio dell’umanità UNESCO, un’opera architettonica davvero unica ed indimenticabile caratterizzata da 7 torri, in stile neogotico e neoromantico, che ti catapulta in una favola abbracciando la bellissima Chiesa di Mattia con il tetto policromo che regala un’esplosione di colori ed ergendosi sulla collina per sovrastare tutta la città. Da qui si possono ammirare il Parlamento, la Collina Gellért e il Danubio in tutto il loro fascino.

Proseguendo con la nostra passeggiata siamo arrivati alla BudaTower, che però abbiamo ammirato dal basso, e ne abbiamo constatato lo stile neogotico e la torre campanaria che suona ogni ora.

Buda Tower.

Prossima tappa, davvero toccante ed emozionante, ed anche purtroppo poco conosciuta dal turismo: l’Ospedale nella Roccia, la visita che mi ha colpita di più di tutto il viaggio. Nascosto nelle grotte di pietra sotterranee di Buda, già guardando l’ingresso si viene trasportati negli anni tristi e bui della guerra; aiutati dalla visita guidata (in lingua inglese) che mostra tutte le stanze, il lavoro dei medici, delle infermiere, dei centralinisti, dei cuochi, le condizioni igieniche e precarie di chi aveva la fortuna di poter essere curato qui… Venne utilizzato come distaccamento e supporto all’Ospedale principale di Budapest durante la Seconda Guerra Mondiale e la Rivoluzione del 1956, purtroppo fallita, e trasformato in bunker antiatomico super segreto durante la rivoluzione di Cuba tra il 1958 e il 1962. Il tutto è molto realistico in quanto sono state realizzate delle sculture di cera con sembianze umane, posizionate nei vari reparti dove ci sono macchinari antichi ancora funzionanti e dove sembra tutto rimasto così com’era, come se il tempo si fosse fermato, dove sembra quasi di sentire le urla dei feriti e la disperazione di chi non ce la farà. Alla fine della visita dell’ospedale c’è un’area riconvertita appunto a bunker antiatomico, dove vengono mostrati gli effetti delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, e cosa succederebbe nel caso scoppiasse una bomba in Europa. Questa tappa del nostro tour della città è stata emozionante, toccante, commovente, mi ha trasmesso tristezza, compassione, ammirazione per il personale dell’ospedale, ma anche rabbia e disgusto per chi non si è curato minimamente delle vite umane durante le Guerre e soprattutto durante il lancio delle bombe atomiche. Visita non consigliata, di più.

L’ingresso dell’Ospedale nella Roccia.

Al termine di questo turbinio di emozioni abbiamo camminato fino a raggiungere il Castello di Buda, la residenza Reale, forgiato anch’esso del titolo di Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1987, che ospita il Museo Nazionale Ungherese e la Biblioteca Nazionale Széchenyi, ma il punto forte è l’esterno: cambio della guardia e terrazza panoramica con vista mozzafiato su Pest. Il quartiere del castello è un vero gioiellino, con delle viuzze eleganti, ristorantini, piccoli bar e casette colorate dai toni pastello.

Una delle aquile che fanno da guardia al Castello.

Scendiamo di corsa e ci catapultiamo a Pest per una bellissima e super romantica Crociera sul Danubio al Tramonto. È stato tutto spettacolare: ci siamo sistemati all’esterno, sulla parte alta della barca, ed abbiamo costeggiato prima la riva di Pest, passando per il palazzo Gresham ed il Parlamento, fino ad arrivare all’Isola Margherita dove abbiamo invertito la rotta e abbiamo potuto osservare da vicino il castello di Buda, il Bastione dei Pescatori, Obuda, la Gellert Hill e siamo passati sotto il Ponte delle Catene. La cosa più emozionante è stato vedere come la luce è cambiata, come le nuvole sono diventate blu e il cielo rosa ed arancione, e come la città, ponte compreso, si è illuminata di tantissime luci calde che l’hanno resa, forse, ancora più affascinante.

Prime luci del tramonto. Senza filtro!

 

La città inizia ad illuminarsi.

Dopo cena siamo usciti di nuovo per ammirare da vicinissimo il Parlamento e il Ponte illuminati, facendo anche una bella passeggiata nei dintorni per smaltire la super pizza mangiata Da Mario, un locale italiano a pochi passi dal Parlamento.

GIORNO 3 – PEST

Il terzo giorno l’abbiamo dedicato ad una full immersion di Pest, camminando e camminando e camminando. All’apertura ci siamo presentati di fronte alla Grande Sinagoga all’interno del quartiere ebraico, la più grande d’Europa, seconda soltanto a quella di New York.  Qui sono presenti, oltre alla Sinagoga vera e propria che è tutt’ora un importante luogo di culto per gli ebrei della città, un cimitero, un giardino con un albero della vita ed un memoriale dell’olocausto.

Abbiamo acquistato i biglietti online così da evitare la lunga coda all’ingresso, a Dani hanno dato un Kippah da indossare per tutta la permanenza all’interno, ed abbiamo atteso pazientemente che la guida in Italiano ci spiegasse la storia dell’edificio e le usanze ebraiche, per poi portarci nel Parco della Memoria, dove si trovano il cimitero ed il memoriale come monito per evitare che le atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale durante la quale persero la vita 400 mila ebrei ungheresi vengano compiute di nuovo. Il fulcro del memoriale è senz’altro l’Albero della Vita di Imre Varga, un’opera finanziata dal divo di Hollywood Tony Curtis, discendente da una famiglia ebraica ungherese, un salice piangente costellato da migliaia di foglie con incisi i nomi delle vittime dell’Olocausto.

 Albero della vita all’interno del Memoriale dell’Olocausto.

Usciti dalla Sinagoga abbiamo fatto una passeggiata all’interno del quartiere ebraico, dove si possono ammirare dei murales coloratissimi e davvero belli, con una presenza numerica di pub e bar da far invidia a qualsiasi città universitaria. Qui si trovano anche numerosi ruin pub, così chiamati perché si trovano all’interno di edifici o addirittura cortili fatiscenti, palazzi occupati, fabbriche in disuso, diventati simboli della cultura alternativa ed underground della città, proponendosi come luogo di raduno per passare il proprio tempo. Un luogo a mio avviso da non perdere è lo Szimpla Kert, il più grande ruin pub della città, situato all’interno di una fabbrica abbandonata poi ristrutturata.

Porta appena di fianco allo Szimpla Kert.

Non saprei come descriverlo, mi mancano proprio le parole per farlo: l’atmosfera che si respira qui dentro è unica, spensierata, libera, alternativa; infatti tra vasche da bagno, rottami di qualsiasi cosa, cortili adornati con piante, edere, rampicanti, cartelli, insegne, adesivi, scritte, murales… Noi ci siamo riempiti lo stomaco con il brunch all you can eat a 15€: diciamo che gli standard igienici qui dentro sono davvero bassi, ma il cibo era davvero buono e non ci è venuto mal di pancia, quindi direi super promosso! Al piano terra la domenica inoltre ci sono i mercatini dei prodotti locali, come formaggi e frutta, ed è un tripudio di colori, profumi, voci e anime. Se si vuole provare il vero Street Food di Budapest proprio a fianco dello Szimpla Kert c’è il Karavan street food and garden, dove l’offerta di cibo è davvero varia e i prezzi contenuti.

Giungla dello Szimpla Kert.

 Ci siamo poi incamminati facendo una lunga passeggiata digestiva verso il famosissimo Parlamento: ho acquistato i biglietti circa un mese prima della partenza sul sito ufficiale, in quanto non è possibile averli sul posto e i biglietti si esauriscono molto velocemente. Il palazzo è affacciato sulla sponda di Pest del Danubio ed è un edificio in stile gotico, rinascimentale, barocco, … rendendolo davvero unico al mondo, con i suoi tetti spioventi, le sue guglie e le sue piccole torri. Il mio consiglio è quello di arrivare in anticipo rispetto all’orario della visita perché bisogna sottoporsi ai controlli di sicurezza con il metal detector. La visita si articola in diverse stanze, tutte semplicemente fantastiche: l’oro la fa da padrone, ma l’attrazione più famosa e sacra è la Corona che è sempre sorvegliata da due guardie in uniforme, che ogni 5 minuti si muovono a sorpresa sciabolando, e per questo è buona cosa tenersi a debita distanza.

Stanza nella quale si prendono le decisioni più importanti per l’Ungheria.

Usciti dal Parlamento, proprio sulla riva del fiume, si trovano le celebri statue delle scarpe: si tratta di statue in bronzo di 60 paia scarpe disordinate in stile anni ’40. Queste statue sono state realizzate come memoriale dell’olocausto, per ricordarci ancora una volta di quel terribile evento… Ma perché proprio le scarpe? Spesso le vittime venivano obbligate a togliersi le calzature prima di essere uccise fucilate e gettate nel Danubio. L’impatto emotivo di questa opera è molto forte, molte persone infatti si fermano ad osservarla in silenzio, e spesso alcuni portano un fiore o delle caramelle per onorare la memoria dei defunti.

 Le 60 paia di Scarpe.

Ci siamo quindi recati alla Casa del Terrore, un museo che accoglie i visitatori con delle foto sul muro esterno di alcune delle vittime delle dittature presenti in Ungheria durante il Novecento, sia di sinistra che di destra. All’interno della casa sono raccontate le orribili vicende che si sono susseguite negli anni e causate prima dal Nazismo e poi dal Socialismo, portando la popolazione in un regime di terrore, come appunto dice il nome, costretta a nascondersi, fuggire o morire. Qui non c’è spazio per nulla, si pretende un dignitoso silenzio, si vuole spiegare cosa è successo nel passato sperando che errori simili non si ripetano mai più, e far presente che il terrore non ha colore, non ha nome e non ha nazione, e che perciò ogni forma di dittatura e violenza è sbagliata. Personalmente sono rimasta sconvolta da tanta crudeltà, sapevo delle terribili vicende accadute, ma poter vedere dei video di persone che raccontano la loro testimonianza e leggere molto più dettagliatamente la loro storia mi ha aperto ancora di più gli occhi.

Io sono esausta dopo aver camminato per non so quanti chilometri, e la serata viene trascorsa in hotel, senza nemmeno cenare (non è da me!)

GIORNO 4 – TERME SZECHENYI E PEST

Una tappa imprescindibile quando si va a Budapest è quella delle terme, ce ne sono per tutti i gusti e di tutte le dimensioni, sia a Buda che a Pest. Noi abbiamo scelto le Terme Széchenyi, le più grandi e spettacolari d’Europa, per trascorrere una mattinata rilassante visto che Dani mi aveva portata a camminare fino alla disperazione e quasi al collasso fisico. Le terme ci hanno lasciati subito impressionati, sono imponenti ed eleganti, con tantissime piscine interne ed esterne, saune, bagni turchi, e un’infinità di persone che si riscaldano nelle bollenti acque termali, abbiamo persino visto dei signori anziani giocare a scacchi su una scacchiera dipinta sui bordi delle piscine mentre erano ammollo, una cosa davvero particolare!
Non siamo stati contentissimi di questa visita alle terme perché lo standard igienico rispetto a quanto siamo abituati noi italiani Ã¨ davvero molto basso e le cabine in cui cambiarsi sono lontanissime dalle docce e dagli asciuga capelli (almeno per quanto riguarda i servizi per le donne). Dopo pochissime ore infatti ce ne siamo andati, rilassati sì, ma non completamente soddisfatti.

Una delle piscine esterne delle terme.

Ci siamo recati al Mercato Generale con la M1, la seconda metropolitana più vecchia d’Europa, caratterizzata da alcune fermate molto carine e ben tenute, dichiarata anch’essa Patrimonio dell’umanità UNESCO nel 2002. Al mercato generale vendono ogni genere di cosa che si possa immaginare: cibo tipico, bamboline, oggettistica, tessuti, frutta, carne, ed è articolato su due piani collegati da scale di ferro all’interno di un edificio che sembra quasi una grande stazione.

Insegna della fermata Oktogon della M1.

Uscendo ci siamo incamminati in Vaci Utca, la celebre via dello shopping di Budapest, dove l’atmosfera è cosmopolita in quanto la via è costellata di negozi per ogni tasca, anche lussuosi, vari tipi di ristoranti e in una traversa anche una ruota panoramica che ti permette di vedere la città dall’alto. Passare di qui è l’ideale quando si vuole fare shopping o più semplicemente fare una passeggiata rilassante per godersi la città.

Una curiosità che abbiamo vissuto è stata quella di entrare in un negozietto pieno di pupazzi di questo mostriciattolo, e la titolare ci ha raccontato che questo mostro si chiama Busho, che compare il carnevale ungherese per portarsi via l’ultimo strascico del gelido inverno.

Mercato Generale.

Purtroppo è ora di tornare a casa, e con un po’ di malinconia ci avviamo verso l’aeroporto: la città ha fatto breccia nei nostri cuori, ci ha regalato spensieratezza, felicità, ci ha fatto riflettere sulle disgrazie avvenute in passato, ci ha fatto avvicinare a delle persone seppur così vicine all’Italia così diverse nelle tradizioni, nella cultura e nella lingua, e ci ha fatti tornare con il cuore un po’ più pieno.

TRENTINO ALL’ALBA DELL’AUTUNNO

Montagna in autunno? Gita al limite della stagione estiva? Perché no? Pochissima gente, clima gradevole (insomma… Per quanto riguarda la sera un po’ più gradevole che a dicembre), prezzi più bassi… E allora si parte!

Panorama che ci si presenta al Monte Spinale. 

Venerdì sera, dopo una settimana di lavoro, dopo un settembre davvero pesante, partenza per Madonna di Campiglio! Per la precisione ci dirigiamo al Cristal Palace Hotel (forse l’unico ancora aperto), una struttura elegante con la Spa e un bellissimo ristorante panoramico, che ci accoglie subito con un’ottima cena dopo esserci gelati nel tragitto garage-reception, cioè 4 passi.

L’entrata colorata del Crystal Palace Hotel. 

Il giorno dopo partiamo alla scoperta del piccolo centro, pieno di hotel dall’architettura tipica di montagna, in pietre e legno, casette dalle ante colorate e dai davanzali pieni di fiori, di strade che accolgono la gente ma non le automobili, di persone attrezzate per il trekking… Ed è così che a Dani viene la brillantissima di idea di trascinarmi alla cabinovia Spinale, l’ultima e l’unica aperta (ci sono tantissimi percorsi per fare trekking a Madonna di Campiglio e dintorni, che potrete trovare qui): veniamo portati su, in alto, con una bellissima vista sul centro e sulla vallata di fronte, la superiamo, continuando a salire, l’erba diventa sempre più verde e gli alberi diminuiscono, al contrario della mia paura di morire di freddo vista la mia attrezzatura inesistente giustificata dal fatto che avevo intenzione di stare alla Spa tutto il giorno!

WOW! 

Arrivati in cima fa sì freddo, ma il panorama mozzafiato ce lo fa dimenticare perché siamo circondati da montagne bellissime, alcune strane alla vista per via dell’erosione, vediamo le vallate circostanti con delle piccole malghe e un rifugio in lontananza e rimaniamo estasiati da quanto l’aria sia leggera e pulita. Decidiamo di incamminarci verso il Rifugio Montagnoli, prima camminando sulla strada

sterrata, poi nell’erba, per sentirci più a contatto con la natura e “tagliare” un po’ di strada, ma il rifugio è un po’ lontano, e riconsiderata l’attrezzatura inesistente, decidiamo di andare al Lago Spinale, che poi è una grande pozzanghera paludosa di acqua sporca, ma essendo un laghetto di montagna ha sempre il suo fascino. Ãˆ qui che sentiamo il verso di una marmotta, purtroppo in lontananza: quando ero piccola ero abituata all’alta montagna perché i miei nonni gestivano il Rifugio Franco Tonolini, in provincia di Brescia, penultima tappa dell’originario e spettacolare Sentiero 1 della Valcamonica, situato nella Conca del Baitone a 2465 mslm, affiancato dal carinissimo Lago Rotondo, e circondato da marmotte, camosci, stambecchi, ermellini ed aquile; e non vedere nessuno di questi splendidi animali anche durante la nostra passeggiata ci ha lasciati un po’ con l’amaro in bocca.

Ecco la pozzanghera chiamata Lago Spinale ðŸ˜‚

A proposito di bocca, dopo aver visto il Lago decidiamo che è ora di pranzo e torniamo indietro, verso la funivia, dove c’è lo Chalet Fiat, un ristorante elegante in legno e vetro con tavolini anche esterni e delle comodissime sdraio per rilassarsi al sole. Scendiamo, piccolo giretto per completare la visita al centro del paese, e finalmente si fa quello che voglio io… RELAX!

 In questo laghetto, situato nel centro del paese, si può pescare comprando l’apposita licenza.

Il giorno dopo ci svegliamo con calma, facciamo colazione e partiamo verso le 11 per il pittoresco Lago di Tenno: per arrivarci scendiamo per la valle e ci imbattiamo su una strada panoramica che ci mostra i dintorni di Comano Terme, famosa località dove si curano alcune malattie della pelle per via dell’ottima acqua termale che sgorga qui, e ci fanno da cornice minuscoli paesini con casette di legno, prati verdi e campi di grano (in montagna?!), cielo azzurro e soleggiato e una frizzante aria fresca. Arrivati a Tenno il lago purtroppo ci si presenta molto più secco del solito, ma è sempre bello e dall’acqua cristallina. Piccola sosta rilassante qui e si riparte per il ben più grande e famoso Lago di Garda, stavolta si va a Riva!

Davvero un po’ secco, peccato… Però Dani ci sa fare con le foto!


Arrivati qui (siamo un abitué) facciamo il solito giretto del centro cittadino, ci godiamo il lungo lago, il venticello, il sole caldo (finalmente!), la gente, i turisti tedeschi riconoscibili dagli immancabili sandali con calzini bianchi di spugna, dell’atmosfera rilassata e del bellissimo e nostro Lago di Garda.

 Dopo pranzo partiamo per l’ultima tappa del nostro weekend, il Lago di Ledro, a soli 15 minuti da Riva, un gioiellino incastonato fra i monti, con un piccolo parco verde dotato di tavoli da picnic e campo da beach, che ci regala un’altra piccola passeggiata su una passerella in legno e poi su un sentiero, per goderci al meglio la vista senza nessuno e vedere il sole che comincia a calare riflettersi nelle acque pulitissime del lago.

 Ci si può specchiare in quest’acqua!

Purtroppo il weekend è sempre troppo corto e passa sempre troppo in fretta, per noi è stato rigenerante e ci è servito per stare insieme al di fuori dei soliti posti senza dover prendere un aereo e fuggire altrove, con la libertà di potersi muovere in auto e sognando questi posti e i loro colori invernali!

 Una parola: PACE! 

LANZAROTE, ISOLE CANARIE

Che cosa fare a Lanzarote? Perché vederla? Di seguito un milione di risposte super convincenti!

Siamo stati in questo paradiso e ce ne siamo innamorati all’istante, colpiti dal paesaggio unico al mondo e dai ritmi lenti e rilassati dell’isola. Lanzarote è l’isola più orientale delle 7 maggiori dell’arcipelago delle Canarie, scoperta dal genovese Lanzerotto Maloncello nel 1312, è stata nominata riserva biosfera dell’UNESCO per circa il 40% del territorio. La bellezza di Lanzarote è unica ed estrosa grazie soprattutto a César Manrique (1919-1992), un artista che ha saputo riconoscere il potenziale dell’isola e plasmarlo per renderla ancora più spettacolare. Lanzarote non sarebbe Lanzarote senza di lui, senza la sua arte, la sua architettura, le sue idee, la sua filosofia, che anche dopo 25 anni dalla sua morte sono tangibili in ogni punto dell’isola. Qui la pubblicità è strettamente controllata e non permessa in forma invasiva, gli edifici alti e “occidentali” non possono essere costruiti in favore delle tradizionali casette basse bianche che possono avere porte e imposte o verdi, o blu o marroni, che si fondono con l’ambiente dandogli un aspetto unico nel suo genere. Sarebbe bello che il resto del mondo prendesse spunto dalla filosofia di Manrique e imparasse dal suo modo di mostrare la bellezza della natura in ogni sua forma e valorizzarla proteggendola e senza stravolgerla.

Playa Flamingo, a Playa Blanca.

QUANDO ANDARE A LANZAROTE
Il clima delle Canarie è molto buono tutto l’anno, soprattutto se rapportato a quello dell’Europa continentale: raramente piove, non c’è bisogno del riscaldamento e il caldo non è afoso e sempre ventilato. Tuttavia, se si vuole godere del mare e delle spiagge facendo il bagno, consiglio di recarsi a Lanzarote da maggio a ottobre, dove le temperature non superano mai i 28 gradi e non scendono sotto i 20.

COSTO DELLA VITA
La vita qui è abbastanza economica, basti pensare che l’IVA è al 7% su quasi tutti i beni di consumo. Raramente i parcheggi sono a pagamento o comunque hanno prezzi irrisori, le spiagge sono libere e quando sono attrezzate ombrellone e due lettini costano 12€ al giorno, la birra costa quasi meno dell’acqua e le famosissime tapas raggiungono al massimo i 7€ per persona (e saziano completamente).

VOLI
Abbiamo prenotato i voli prima controllando su Kayak, un motore di ricerca che confronta i prezzi di tutte le compagnie aeree: all’andata abbiamo optato per un volo diretto da Bergamo con Ryanair e al ritorno per un volo diretto a Malpensa con Easyjet per via degli orari migliori (i prezzi erano quasi gli stessi). In estate i voli diretti partono più frequentemente che in inverno dai maggiori aeroporti, in alternativa si possono considerare le compagnie aeree Vueling e Iberia che effettuano voli con scalo in Spagna da tantissimi aeroporti.

ALLOGGIO
A seconda delle esigenze si può optare per un hotel (magari in mezza pensione, così da avere la certezza di cenare senza dover cercare un ristorante diverso ogni sera) o un appartamento scegliendo tra le tantissime sistemazioni che propone Airbnb. Noi abbiamo soggiornato al Barceló Teguise Beach, uno degli hotel più lussuosi dell’isola, situato a Costa Teguise e con accesso solo adulti. Ci siamo trovati benissimo sotto ogni punto di vista, prenotando una camera deluxe avevamo la vasca idromassaggio in camera con vista piscina (l’hotel ne mette a disposizione due, e l’infinity pool ha una vista pazzesca) e qualità e varietà del cibo sia a colazione che a cena strepitose.

AUTONOLEGGIO
Due parole: Cabrera Medina. Prenotato online in modo velocissimo e super semplice, economico, e soprattutto, non hanno mai richiesto la carta di credito, così da rendere impossibile l’addebito di qualsiasi presunta botta o macchiolina sulla carrozzeria! Per 8 giorni abbiamo pagato 150€ un suv, le utilitarie costano ancora meno.

CENTRO

ARRECIFE
Arrecife è l’attuale capitale dell’isola e conta circa un terzo di tutti gli abitanti di Lanzarote, ospitando anche porto e aeroporto.
Si può iniziare la giornata con la visita al castello di san Joseph, piccolo castelletto con all’interno un museo di storia, direttamente sul mare, circondato da piccole spiagge e da un pontile con piccolo ponte levatoio, che assicura ottimo foto panoramiche.
Continuando a passeggiare si arriva al centro della cittadina colmo di piazzette e negozietti tipici, bar e ristorantini molto frequentati dai locali.
Infine, perché non rilassarsi a Playa Reducto? È spiaggia attrezzata ma con possibilità di piantare il proprio ombrellone, il mare è poco mosso e l’ingresso in acqua avviene su grandi rocce piatte (consigliate scarpettine). Chicca: presente il baracchino giallo identico a quello di Baywatch.

Playa Reducto con la sua Pamela Anderson.

LA GERIA
Guidando attraverso la strada del vino si supera Puerto Carmen lasciandolo sulla costa e ci si addentra nell’entroterra a nord di Yaiza, paesaggio lunare unico, grazie alla terra bruna lavica: terreno nero, montagne nere. A causa del vento gli agricoltori si sono ingegnati per proteggere le coltivazioni di uva scavando piccoli muretti artificiali recintati da pietra lavica. Tappa alla Bodega la Geria, sulla strada prima del villaggetto Uga, caratterizzato da casette bianche con porte verdi (come in tutta l’isola) e immerso nel silenzio. Alla Bodega si possono degustare vino e cibo, sopra ogni aspettativa il bianco extradry Malvasia.

Orario Bodega La Geria: aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20.

Paesaggio lunare e coltivazioni di uva a La Geria.

COSTA TEGUISE
Noi abbiamo deciso di soggiornare qui per via della comoda posizione al centro della costa est e perché è un paese costiero abbastanza vivo con una bella piazzetta piena di localini. A Costa Teguise sono presenti 3 spiagge sia libere che attrezzate, Playa de las Cucharas, Playa del Jabillo e Playa el Ancla. Il paesino è servito dagli autobus ed è fornito di innumerevoli locali sia in centro che sul lungomare, supermercati, negozietti anche tipici, farmacie e anche sale giochi. Se non si soggiorna qui vale la pena fare un giro dall’orario dell’aperitivo e cenare in uno dei tantissimi ristoranti, che spaziano per le cucine di tutto il mondo, e bere qualcosa in un pub ascoltando musica dal vivo.

Paseo Maritimo, Costa Teguise.


PUERTO DEL CARMEN
A Puerto del Carmen ci si può fare un salto per una giornata di shopping in uno dei tanti centri commerciali o piccoli negozietti e fermarsi poi a cena in uno dei molteplici ristorantini sul mare. Il paese è il più turistico dell’isola, qui si ha una scelta vastissima di resort, case in affitto, hotel e spiagge dorate fra cui scegliere. Tramonti di fuoco accolgono le serate piene di gente elegante per le strade pronta per fare le ore piccole o più semplicemente per gustarsi una nottata romantica al chiarore della luna e alla luce degli yatch al porto.


TEGUISE
Teguise è la vecchia capitale di Lanzarote ed ospita la prima chiesa costruita ma soprattutto il più grande mercato a cielo aperto dell’isola. Ogni domenica mattina il centro si anima con coloratissime bancarelle che spaziano dall’artigianato locale al cibo di strada, dalla produzione di profumi e gioielli alle classiche bancarelle per turisti, alla vendita di vino e liquori, e di sottofondo le esibizioni di artisti di strada. Considero la tappa al mercato fondamentale per respirare ancora di più la cordialità e la gentilezza degli abitanti di Lanzarote. Personalmente abbiamo fatto un po’ di shopping puntando solo su prodotti tipici isolani.

Orario: domenica mattina dalle 9 alle 14

Chiesa di Nostra Signora di Guadalupe, Teguise.

NORD DELL’ISOLA


JARDIN DE CACTUS
Partenza per il Jardin de Cactus nel municipio di Guatiza: un giardino che ospita una varietà impressionante di queste piante, in uno scenario spettacolare. Dopo aver comprato il biglietto (5.90€ gli adulti, ma con possibilità di usufruire biglietti “Bonos” combinati per le attrazioni del nord e risparmiare qualcosa), la vista è quella di un’arena con un piccolo mulino a vento in cima a vegliare su piante spinose, fichi d’india e un piccolo ruscello. Il giardino, inaugurato nel 1990, è l’ultima opera voluta da Cesar Manrique per riqualificare il territorio dell’isola, ospita all’interno anche un negozietto e un caffè.

Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 17.45 / Costo del biglietto 5.90€

JAMEOS DEL AGUA
A pochi minuti a nord del giardino dei cactus, ci imbattiamo nel complesso inaugurato da Manrique nel 1967. La parola Jameo significa apertura, in questo caso su una grotta vulcanica sotterranea lunga 6 km, opera dell’eruzione del vulcano Monte de la Corona tantissimi anni fa. Scendendo una scala a chiocciola si arriva al ristorante panoramico, affacciato su un’affascinante laguna, nella quale piscina vive una specie particolare di granchietti bianchi albini, che si possono notare facilmente in quanto il loro colore contrasta con il nero delle rocce. Proseguendo si costeggia una grande piscina contornata da palme e si entra in un anfiteatro bellissimo, che ospita concerti estivi.

Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18.30, il sabato fino alle 22:00 / Prezzo 9€.

CUEVA DE LOS VERDES
Spostandoci di poco meno di un km si arriva alla cueva, chiamata così non per i suoi colori, ma per la famiglia Verde, che nel ‘700 abitava queste zone. Il percorso dura circa un’ora, e si estende per un km sottoterra con una guida che spiegherà in spagnolo e in inglese (prima della cassa sui cartelli è indicato il nome di una app da scaricare per ascoltare le spiegazioni in altre lingue, compreso l’italiano). La grotta è illuminata in modo scenografico e lascia senza fiato, vale sicuramente una visita, anche per la sorpresa finale che vi aspetta!
Aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00 / Prezzo: 9€.

MIRADOR DEL RIO
A nord del villaggio di Haria, a circa 500 metri di altezza, troviamo la terrazza panoramica del Mirador del Rio, tra il vulcano Monte da la Corona e scogliera a picco sul mare, che guarda sull’isoletta La Graciosa, dove è visibilissimo il suo piccolo porto. L’opera, voluta da Manrique, ospita anche un piccolo negozietto e un caffè con vista panoramica. Semplicemente mozzafiato.

Aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 17.45 / Prezzo: 4,50€ 

 HARIA
A sud del Mirador si trova il villaggio di Haria, uno dei più caratteristici di Lanzarote. È chiamato anche “valle delle mille palme“: il gran numero di queste piante è dato dal fatto che in passato per ogni nuovo nato del paese veniva piantata una palma. Noi ci siamo fermati per un pranzo al volo in piazza Leon y Castillo, più precisamente al La Sociedad bar la Tegala: scelta dei piatti non variabilissima ma accettabile, carne buonissima, prezzi irrisori e pane servito con salse mojo di default. Il tutto completato da un’atmosfera vintage anni ’50 e dal proprietario adorabile.

 CALETA DI FAMARA
Qui bisogna scordarsi di fare un bagno rilassante: bandiera rossa che sventola sempre e alte onde che si infrangono sulla spiaggia libera di San Juan. Questo è il paradiso dei surfisti, infatti ovunque si guardi si possono scorgere ragazzi e ragazze in sella a una tavola pronti per qualche sport estremo. Per i più sportivi, all’interno del piccolo villaggio (qualche barettino e chiringuito per rilassarsi) ci sono varie scuole di surf, noi personalmente abbiamo optato per la Calima Surf che propone una lezione di due ore a 35€, attrezzatura completamente fornita. Lezione molto coinvolgente e tutto spiegato con cura, gli istruttori sono veramente gentili e disponibili! Consigliato provarci!

CALETÓN BLANCO
Il villaggio di pescatori di Orzola dista soli pochi chilometri da questa (e tante altre simili) cala, che prende il nome dalla sabbia bianchissima che la caratterizza. La cala è protetta naturalmente da scogli e rocce, risultando poco ventosa e offrendo una piscina naturale di acqua calma e relativamente bassa, punteggiata da rocce laviche nere che contrastano con il bianco della sabbia creando un bellissimo gioco di colori. Un consiglio: da evitare se il giorno precedente ha piovuto in quanto essendo una spiaggia “chiusa” da scogli tende a raccogliere tutto quello che il mare lascia andare.

SUD DELL’ISOLA


PLAYA PAPAGAYO
Nell’estremo sud dell’isola si trovano parecchie spiagge bellissime per rilassarsi e godersi il sole e l’oceano: Playa Papagayo è stata dichiarata una delle 10 spiagge più belle del mondo. Dopo aver pagato 3 euro di pedaggio (si paga per ogni auto, non per ogni persona), si percorre una lunga strada sterrata ed eccola lì, un piccolo lembo di sabbia circondata da collinette vulcaniche e con un’acqua spettacolare che tocca tutte le sfumature del verde e del blu. Attrezzarsi con scarpe comode, cappelli e ombrelloni in quanto essendo il territorio classificato come riserva naturale, la spiaggia non è attrezzata. Nel pomeriggio la marea si è alzata notevolmente così come è aumentata la gente, abbiamo deciso di spostarci sulla cala accanto a sinistra di Playa Papagayo, sicuramente meno spettacolare ma comunque molto bella, più grande e meno affollata… Da segnalare, avvistati nudisti!
All’interno del “monumento natural” si trovano altre spiagge oltre a Papagayo: Playa Mujeres, Caleta del Congrio, Puerto Muelas, Playa del Pozo, Playa de la Cera e Playa de Afe.

 PLAYA BLANCA
Questo centro turistico inizialmente era solo un piccolo villaggio di pescatori, cresciuto fino a diventare uno dei posti più frequentati dell’isola. Poiché la maggior parte degli alloggi in zona sono villette e appartamenti (non mancano comunque alberghi, hotel e resort di lusso) il villaggio brulica di ristorantini in cui fermarsi a pranzo per recuperare le energie o a cena per una tipica serata sul mare. Come dice il nome stesso, il paese è abbracciato da una lunga distesa di sabbia bianca, interrotta talvolta da collinette vulcaniche o scogli, formando così delle calette o delle spiagge più piccole. Noi abbiamo dedicato un’intera giornata a rilassarci a Playa Flamingo, spiaggia attrezzata (ma anche libera) con mare azzurro e cristallino e ristoranti affacciati su di essa.

OVEST
PARCO NAZIONALE TIMANFAYA (MONTAÑA DEL FUEGO)
Dal 1730 al 1736, e poi nel 1824, molte eruzioni vulcaniche hanno distrutto completamente il territorio rendendolo quello che è oggi: geologia e paesaggio completamente modificati, montagne di vari colori, piccoli arbusti, crateri e lava solidificata la fanno da padroni. Oggi il luogo è visitabile, si arriva in auto o in bus, sempre meglio arrivare entro le 9.30 del mattino per evitare lunghissime code per arrivare in cima. Raggiunto il parcheggio, si sale su un bus che scarrozza tutti in giro per il parco spiegando la dinamica delle eruzioni e i cambiamenti paesaggistici per circa 40 minuti. Per ricordarci che tutto può succedere da un momento all’altro, alcuni addetti al parco versano dell’acqua in piccoli crateri del terreno dando vita a geyser molto alti.

Aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00 / Costo del biglietto 10€.

EL GOLFO
Nel distretto di Yaiza si trova questo villaggio pieno di ristorantini sul mare e non in cui gustare dell’ottimo pesce. Qui si trova una riserva protetta che accoglie il fotografatissimo lago verde: l’acqua del mare si è raccolta in questa piccola laguna circondata da rocce vulcaniche e di conseguenza si è colorata di verde per la presenza di minerali vulcanici a contatto con alghe e microorganismi.

LOS HERVIDORES

È qui che le onde si infrangono continuamente su questa scogliera lunghissima a picco sull’oceano: piccole cave generate dall’erosione della lava e graziosissimi balconcini su cui scattare foto fanno da cornice a questo spettacolo della natura che lascia senza fiato.

Dani alle prese con il momento migliore per scattare una foto sotto la pioggia.

Spero di aver risposto alle domande iniziali con il racconto del nostro viaggio arricchito con qualche fotografia… Quasi tutte scattate da Daniele!

VIAGGIO DI LAUREA IN PORTOGALLO

Ed eccoci verso una nuova avventura, catapultati in una città cosmopolita, romantica, malinconica, chiassosa, assordante, aperta agli scambi culturali, sinceramente a me ha ricordato un po’ Napoli, con angoli talmente colorati da sembrare finti, piazzette assolate abitate da anziani rilassati sulle panchine, viuzze tortuose e grandi terrazze. L’aria che si respira a Lisbona è leggera, soprattutto per via dei suoi abitanti, abituati a dei ritmi di vita ben diversi dai nostri, molto più tranquilli e rilassati, ma anche per via dei colori che la caratterizzano, e per il fatto che è una città popolata da gente calorosa, gentile, ospitale e generosa in ogni occasione.
Siamo rimasti colpiti dalla bellezza delle sue piazzette, dal suo sole cocente anche a marzo, dai piccoli vicoli in salita, stretti, affollati di panni stesi, persino dallo stridere dei numerosi tram e della gente che corre per prenderli, ma soprattutto dall’esplosione di colori che la caratterizza con i suoi tetti rossi e il profondo blu del Tago.

COME ARRIVARE A LISBONA, DOVE DORMIRE E COME MUOVERSI

Per arrivare alla destinazione del mio viaggio di laurea (da non ancora laureata, ma questo è soltanto un piccolo dettaglio) abbiamo utilizzato la Ryanair, comodissima da Bergamo Orio al Serio, partendo con il volo pomeridiano del sabato, arrivando poi nel centro di Lisbona per cena. L’aeroporto si trova a circa 10 km dal centro della città che potrete raggiungere facilmente utilizzando la metropolitana.

Noi abbiamo alloggiato all’Ibis Styles Embaixador, un hotel molto carino situato in una strada tranquilla a 5 minuti a piedi dalla fermata della metropolitana Marques do Pombal e dal Parco Eduardo VII. Ci siamo trovati molto bene, la colazione veniva servita all’ultimo piano, in una sala con grandi vetrate così da potersi godere un bel panorama, e con stanze essenziali ma spaziose e colorate, allietate dal personale gentilissimo e disponibile, e, non da sottovalutare, un supermercato appena sotto l’hotel con orari prolungati fino a tarda sera.

Per muoverci a Lisbona abbiamo utilizzato prevalentemente, oltre che le nostre gambe, la metropolitana, che collega le attrazioni principale e molti dei quartiere periferici. I mezzi pubblici per eccellenza e caratteristici di Lisbona sono 2, tanto famosi da esser diventati una attrazione turistica: i tram, che scorrazzano a tutta velocità tra vicoli in salita a ridosso delle case e dei palazzi (il più famoso e panoramico è il Tram 28) e gli Elevador.

GIORNO 1

Appena svegli abbiamo deciso di fare una bella passeggiata per respirare al meglio l’aria della città, percorrendo tutta la famosissima e super chic Avenida de Liberdade, arrivando infine alla Praca dos Restauradores, una piazza super caotica e piena di bar e locali, fra cui l’Hard Rock Café di Lisbona, molto grande e spettacolare.

Ci siamo poi spostati in Praca Dom Pedro IV, dove abbiamo trovato un curiosissimo negozio di sardine in scatola, “O Mundo Fantàstico de Sardinha Portuguesa” colorato, divertente, pieno di turisti curiosi e super fotografabile. La piazza brulica di gente di ogni tipo: turisti, chi corre a destra e sinistra, locali rilassati sulle panchine al sole o all’ombra degli alberi, ragazzi che propongono tour della città. Fermarsi qui un attimo ad osservare le persone, i loro vestiti, il loro modo di fare, il loro modo di vivere la città, è un ottimo modo per riuscire ad entrare in sintonia con essa. In un vicolo appena dietro la piazza si trova il famoso Elevador de Santa Justa che permette di muoversi dal quartiere della Baixa fino a Carmo. È stato inaugurato nel 1901, è aperto dalle 7:00 alle 23:00 e un biglietto costa poco meno di 2,50 euro ed è costituito da due cabine in legno elegantissime, con vetrate, specchi e inferriate in stile neogotico. Noi però abbiamo deciso di proseguire a piedi facendo una deviazione al nostro percorso, vista la lunghissima coda, ed incamminarci verso Praca do Comercio.

Il re sul suo trono.

Dopo aver percorso il lungomare, imbattendoci in alcune statue create da piccoli sassi ammassati uno sopra l’altro e dipinti con colori vivaci, arriviamo alla Piazza del Commercio, che fu distrutta dal terremoto del 1755 (e nel 1908 fu il luogo dove Re Carlo I di Portogallo venne assassinato), oggi è il punto di riferimento dei turisti in visita nella capitale portoghese, così ampia ed assolata. Siamo saliti sull’arco per goderci il panorama dall’alto: da qui abbiamo visto il castello, le vie sottostanti, un’infinità di tetti rossi che faceva da contrasto ad un cielo azzurrissimo.

Praca do Comercio.

Scesi dall’arco abbiamo percorso Rua Augusta, la via dello shopping di Lisbona, elegantissima e pedonale, sbucando infine a Praca Dom Pedro IV, la piazza che chiamerò delle sardine!
Continuando a camminare, sorpresi, ci siamo ritrovati in una via dalla pavimentazione di un bel rosa acceso: è la Rua Nova Do Carvalho, costellata da piccoli locali che ricordano il suo passato peccaminoso, dove i marinai si fermavano per tirar tardi la sera.

Rua Nova do Carvalho.

Dopo aver camminato per tutta mattina eravamo stanchi morti, perciò abbiamo deciso di andare al Castello di Lisbona con l’autobus.

Piccoli scorci che sembrano quadri.

Il Castello di Sao Jorge non è un vero e proprio castello nel senso stretto del termine, è più una roccaforte, in quanto non ci sono stanze interne ma soltanto mura che delimitano cortili, torri e un parco. Il castello è uno dei simboli della città, nonché il più alto punto panoramico, per ammirare la vista meravigliosa sui tetti rossi della città e sul fiume Tago.

Orari: dal 1 Novembre al 28 Febbraio aperto dalle 9:00 alle 18:00, dal 1 marzo al 31 ottobre dalle 9:00 alle 21:00

Panorama mozzafiato, di fuoco e zucchero filato, che si ammira dal castello.

Scendiamo a piedi per le viuzze di questo quartiere tranquillo e colorato, ed è ora di pranzo! Decidiamo di mangiare al Mercado da Ribeira, anche se trovare un posto a sedere non è stato facile. La bellezza dei grandi mercati sta nel brusio della gente affamata in coda per assaggiare qualcosa di caldo e buonissimo. Il Mercado da Ribeira, aperto nella primavera del 2014, è il più grande food market di Lisbona, ci sono tantissimi ristoranti e chioschi che vendono piatti completi a poco, ma si possono trovare anche i chioschi dei 4 ristoranti più rinomati della città, che presentano piatti stellati.

Orari: tutti i giorni dalle 10:00 a mezzanotte e il venerdì e sabato fino alle 2 di notte.

Ed eccoci pronti per la più famosa, forse, attrazione di Lisbona: l’iconico, rumoroso e giallissimo Tram 28, che collega Matrim Moniz a Campo Ourique in circa 45 minuti e attraversa i famosi quartieri turistici di Graca, Alfama, Baixa ed Estrela. I graziosi tram Remodelado risalgono agli anni Trenta, ormai in disuso in qualsiasi altra città, ma qui a Lisbona vengono ancora utilizzati perché la linea 28 non è adatta ai tram moderni per via delle numerose curve strette e delle salite e discese ripide.  Dal finestrino del Tram 28 ci sembrava quasi di toccare tutto quello a cui passavamo vicino, per via del suo correre a ridosso delle pareti dei palazzi, di poter annusare il profumo degli empori, abbiamo la sensazione di essere entrati in connessione con questa città così bella, complicata e triste.

Tram 28.

Scesi dal tram per via della folla e del caldo abbiamo deciso di fare una passeggiata nel quartiere dell’Alfama (ovviamente in salita) e ci siamo imbattuti addirittura in due Miradouro, punti panoramici che regalano una vista da cartolina. A pochi passi uno dall’altro abbiamo trovato il Miradouro dPorta do Sol e il Miradouro di Santa Luzia, a cui siamo grati per averci regalato i colori di una giornata di sole splendida, il verde degli alberi, l’azzurro dell’acqua, il rosso dei tetto, il bianco candore delle nuvole, e delle panchine su cui sederci per riprendere fiato e scattare delle foto che rimarranno impresse nella nostra memoria ancora per tantissimo tempo.

La luce comincia a calare qui al Miradouro di Porta do Sol.

Abbiamo poi deciso di andare a vedere una delle meraviglie di Lisbona: il Convento do Carmo, nel quartiere del Chiado. Quello che resta oggi del Convento, dopo il terremoto del 1755 che devastò Lisbona, sono soltanto le sue bellissime rovine. Si può visitare il Convento do Carmo dalle 10:00 alle 17:00, purtroppo quando siamo andati noi era chiuso per dei lavori e a malincuore ce lo siamo persi.

Così, ci siamo rimessi in cammino per perderci nei vicoli assolati della Baixa e del Chiado, assaporando ogni attimo ed ogni immagine che ci si parava davanti agli occhi; artisti di strada pronti a fare un ritratto ai turisti, bancarelle piene di oggettistica fatta a mano, bambini che correvano su e giù per le vie, e, curiosità, un signore con un falco ammaestrato seduto di fianco a noi su una panchina affacciata sul Tago!

GIORNO 2 – SINTRA

Il secondo giorno è dedicato a Sintra, una città a trenta chilometri da Lisbona, dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, un posto da fiaba per il discreto numero di palazzi aristocratici, castelli e giardini da sogno che sono stati costruiti nel corso dei secoli. Si parte dalla stazione dei treni di Lisbona con un trenino che ci mette circa 40 minuti, per un costo di 4,50 € andata e ritorno. Da qui si fa una passeggiatina fino al centro storico, circa 15 minuti, da dove parte l’autobus 434 (costo 6,90 € per il biglietto che permette di scendere e salire più volte), che si arrampica su una collina ripidissima, fino alle attrazioni principali. Noi siamo stati sfortunatissimi, tanto sono state soleggiate e calde le altre due giornate in Portogallo, tanto è stata grigia, fredda e super piovosa quella dedicata alla visita di Sintra.

Il Palácio Nacional da Pena è la prima attrazione che abbiamo visitato, ed è considerato uno dei più bei palazzi d’Europa con i suoi colori vivaci che creano un netto contrasto con la foresta che lo circonda, anche grazie alle pietre intagliate decorative che fiancheggiano le terrazze.

Palàcio da Pena.

Gli interni del Palácio da Pena sono altrettanto affascinanti perché, grazie a un’opera di restauro, sono stati riportati al loro aspetto originario. Avevamo visto tantissime foto dell’esterno di questo palazzo, dei suoi colori accesi e pensavamo ci sarebbe piaciuto tantissimo, invece, forse complice la nebbia fittissima, siamo rimasti delusi dal palazzo, ma ci siamo persi con immenso piacere all’interno degli enormi giardini che ricordavano quasi la foresta amazzonica, alberi enormi, verde ovunque, muschio, vegetazione fittissima, rami dalle forme più disparate… Un paradiso.

Dani su una delle torri del Palacio immerso nella nebbia.

Finalmente smette di piovere e a piedi ci dirigiamo verso il Castelo dos Muoros, che venne appunto costruito dai mori nel IX secolo come luogo di vedetta fortificato, ma venne abbandonato dopo l’invasione dei crociati cristiani nel XII secolo. Dopo il restauro è stato utilizzato come elemento decorativo dei terreni del Palácio da Pena vista la vicinanza. Abbiamo percorso a piedi tantissimi scalini disposti su una delle mura, con il vento gelido e molto forte che quasi mi ha tagliato le guance, ma ne è valsa la pena perché da qui abbiamo potuto vedere tutta Sintra dall’alto, scorgendone i palazzi, i parchi, la tortuosa strada nelle colline, il centro della cittadina.

Ecco cosa ci aspettava sotto il castello.

Riprendiamo l’autobus verso l’ultima attrazione della giornata, la mia preferita, che personalmente ho amato a tal punto da non voler quasi più andare via: Quinta da Regaleira, che possiamo finalmente visitare al sole! Si tratta di un palazzo monumentale molto sfarzoso, sulle tonalità del bianco, che mi ha ricordato il castello delle principesse dei cartoni animati, con un giardino semplicemente incantevole. Soprattutto la visita ai giardini, ci ha spiazzati dai tesori nascosti: richiami al simbolismo e all’esoterismo, tunnel segreti, mura gotiche, addirittura un pozzo che sembra una torre al contrario perché ai suoi lati ci sono cunicoli segreti, sotterranei, un piccolo percorso di rocce su uno stagno. Insomma, una meraviglia, come nelle fiabe!

Il palazzo.
Io che mi atteggio a Rapunzel.
Dani nella torre al contrario.

GIORNO 3

Esausti dall’escursione a Sintra, decidiamo di viverci il terzo giorno a Lisbona (non un giorno intero purtroppo, visto l’orario del volo nel tardo pomeriggio). Siamo partiti alla volta dell’iconica Torre di Belém e allo spettacolare Monastero de Los Jeronimos, a circa 30 minuti di autobus dal centro: vedendo l’enorme folla che si accalcava per prendere i biglietti al monastero, siamo andati a 5 passi, più precisamente al museo di fianco, e abbiamo fatto il biglietto cumulativo Torre + Monastero (risparmiando anche qualche euro) ed evitando tutta la coda. Abbiamo iniziato proprio con l’imponente Monastero dos Jerónimos, eretto nel 1505 in occasione delle celebrazioni delle imprese dell’esploratore portoghese Vasco de Gama, di ritorno dalle sue navigazioni grazie alle quali scoprì la rotta per l’India. È un edificio in stile manuelino dichiarato Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’UNESCO, la sua parte più spettacolare è sicuramente quella del Chiostro, con le minuziose decorazioni e l’incontro fra lo stile dei Mori e quello gotico. Di certo il Monastero è uno dei luoghi più belli da vedere a Lisbona.

Orari: aperto da Ottobre ad Aprile dalle 10:00 alle 17:30 e da Maggio a Settembre dalle 10:00 alle 18:30

Siamo poi corsi alla Torre de Belém, che si trova sul fiume Tago ed Ã¨ proprio da questo quartiere che partivano le spedizioni dei grandi navigatori, ed inizialmente quando fu edificata doveva svolgere la funzione di faro e fortezza. Ad oggi è Patrimonio dell’Unesco, nonché il simbolo di Lisbona. Vista la sua funzione, all’interno non presenta particolari decorazioni ma un’austera solidità stilistica. Per accedere all’interno bisogna attraversare un ponte levatoio, che porta ad una cappella e una terrazza panoramica sul fiume Tago.
Sinceramente, terrazza ed esterni a parte, siamo rimasti un po’ delusi dall’interno della torre perché è veramente scarna e piccola, umida e davvero sotto le aspettative. La terrazza, la vista e anche la torre stessa vista dal giardino che la precede, però, ne valgono decisamente la pena!

Aperta da Ottobre a Maggio da martedì a domenica dalle 10:00 alle 17:30, da Maggio a Settembre da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:30

Foto di Rito!

È quasi ora di andare in aeroporto perciò ci avviciniamo all’hotel, visitando così il particolarissimo Parque Eduardo VII, nel quartiere Marques du Pombal. Il parco Eduardo VII ha il belvedere più monumentale di Lisbona con una vista fantastica sui giardini del parco, sulla statua imponente del Marchese di Pombal e sulla valle di Avenida da Liberdade. Termina nell’ampiezza del fiume Tago, della sponda sud e nelle giornate molto limpide fino a serra da Arrábida. Grazie al panorama e all’ubicazione del parco, questo belvedere ha caratteristiche distintive, consentendo di scorgere tutte le dolci colline e capire l’immensità di Lisbona al di là della zona storica. Vale la pena passeggiare nei giardini, progettati dall’architetto Keil do Amaral nel 1945, e apprezzare i due marciapiedi di “calcada portuguesa” in cui si svolge la Fiera del Libro tutti gli anni. Qui ci siamo sentiti portoghesi perché, se escludiamo le terrazze e i miradouro, è il luogo in cui si osserva meglio Lisbona.

Il parco che sovrasta la città.

Purtroppo è ora di tornare a casa, con le gambe doloranti e gli occhi pieni di ricordi, assonnati ma davvero felici e speranzosi di tornare presto in quel Paese fantastico che è il Portogallo.