4 GIORNI A BUDAPEST

Vacanze di primavera: perché non scegliere quella meraviglia di Budapest? Acclamata da tutti, io incuriosita, sbircio foto e vari blog per capire se ne vale la pena e potrebbe piacermi e me ne innamoro all’istante. Detto fatto, prenotato un volo dal venerdì mattina al lunedì sera diretto della nostra affezionatissima Ryanair da Orio a Budapest, e l’hotel BO33 Family & Suites nel centro di Pest, la zona più agevole per muoversi (le sistemazioni sono tantissime e ci sono hotel e boutique hotel davvero belli a poco prezzo in ogni zona della città). Abbiamo scelto marzo perché qui gli inverni sono davvero freddissimi e poco ospitali, noi siamo stati fortunati perché a parte una mezza giornata di pioggia abbiamo sempre trovato bel tempo e caldo per il periodo.

 Il Parlamento di Budapest visto dal Danubio.

GIORNO 1 – PEST

L’aeroporto di Budapest si trova fuori città, ma è collegato molto bene con il centro; infatti dopo aver comprato in aeroporto la tessera dei trasporti per 7 giorni a soli 13€ abbiamo preso il bus 200E che ci ha portati al capolinea della metro blu M3. Aprendo la cartina ci siamo accorti che i nomi delle fermate, così come i nomi delle vie, delle piazze e di qualsiasi cosa presente in città sono incomprensibili e lunghissimi, infatti l’ungherese è una lingua ugro-finnica (della stessa famiglia del finlandese) ed è davvero di difficile, se non impossibile, comprensione per noi italiani. Anche maneggiando il denaro bisogna impegnarsi, perché qui si usa il fiorino ungherese e non l’euro, che conviene sempre cambiare in aeroporto per pagare in valuta locale così da risparmiare qualcosa e cercare anche di pagare con la carta di credito o il bancomat dove possibile.

Una volta arrivati in hotel, abbiamo lasciato le valigie e abbiamo fatto una bella passeggiata fino al centro di Pest, più precisamente alla spettacolare Basilica di Santo Stefano che è il più importante luogo di culto di Budapest. Si organizzano visite guidate, ma è possibile entrare liberamente senza pagare nulla ed ammirare l’edificio religioso in tutta la sua bellezza ed imponenza, soffermandosi sull’enorme organo presente e sulla reliquia della Sacra Mano Destra del Santo Re Stefano I. Pagano 500 FT (circa 1,50€) si può salire a piedi o in ascensore alla Torre Tonda, dove si può ammirare dall’alto il panorama di Budapest e rimanere senza fiato.

Vista dalla Basilica di Santo Stefano.

Senza allontanarci troppo dalla Basilica ci siamo imbattuti nella Statua del Poliziotto Grasso, una statua in bronzo a grandezza d’uomo raffigurante appunto un ufficiale panciuto molto buffo; la sua panciona è consumata e opaca in quanto si racconta che il suo tocco porti fortuna in amore e nella vita.

Due panciuti!

Abbiamo proseguito a piedi verso il fiume e abbiamo trovato il Palazzo Gresham, che ora è la sede del prestigioso Hotel Four Seasons: sbirciando all’interno abbiamo visto delle scalinate da favola e mosaici coloratissimi.

Abbiamo poi attraversato il celebre Ponte delle Catene, che collega Buda a Pest, regalandoci una vista spettacolare sul Danubio e sulle due parti opposte della città. Il ponte è lungo quasi 400 metri e ha circa 150 anni, con due leoni per lato a fare la guardia e lo stemma di Budapest sui bastioni. Questa passeggiata ci ha regalato attimi speciali e foto fantastiche, lo abbiamo percorso su entrambi i sensi di marcia per poi tornare esausti in hotel per riposarci.

Bimba felice sul Ponte delle Catene.

GIORNO 2 – BUDA

Nonostante la nostra visita di Pest non fosse finita, abbiamo optato per Buda il secondo giorno, la parte antica della città, per scoprire il Bastione dei Pescatori, il Castello, e l’Ospedale nella Roccia​​

Una delle 7 torri del Bastione dei Pescatori.

Dopo una bella scarpinata (in alternativa si può prendere il Castle Bus) siamo arrivati al Bastione dei Pescatori, dal 1988 patrimonio dell’umanità UNESCO, un’opera architettonica davvero unica ed indimenticabile caratterizzata da 7 torri, in stile neogotico e neoromantico, che ti catapulta in una favola abbracciando la bellissima Chiesa di Mattia con il tetto policromo che regala un’esplosione di colori ed ergendosi sulla collina per sovrastare tutta la città. Da qui si possono ammirare il Parlamento, la Collina Gellért e il Danubio in tutto il loro fascino.

Proseguendo con la nostra passeggiata siamo arrivati alla BudaTower, che però abbiamo ammirato dal basso, e ne abbiamo constatato lo stile neogotico e la torre campanaria che suona ogni ora.

Buda Tower.

Prossima tappa, davvero toccante ed emozionante, ed anche purtroppo poco conosciuta dal turismo: lOspedale nella Roccia, la visita che mi ha colpita di più di tutto il viaggio. Nascosto nelle grotte di pietra sotterranee di Buda, già guardando l’ingresso si viene trasportati negli anni tristi e bui della guerra; aiutati dalla visita guidata (in lingua inglese) che mostra tutte le stanze, il lavoro dei medici, delle infermiere, dei centralinisti, dei cuochi, le condizioni igieniche e precarie di chi aveva la fortuna di poter essere curato qui… Venne utilizzato come distaccamento e supporto all’Ospedale principale di Budapest durante la Seconda Guerra Mondiale e la Rivoluzione del 1956, purtroppo fallita, e trasformato in bunker antiatomico super segreto durante la rivoluzione di Cuba tra il 1958 e il 1962. Il tutto è molto realistico in quanto sono state realizzate delle sculture di cera con sembianze umane, posizionate nei vari reparti dove ci sono macchinari antichi ancora funzionanti e dove sembra tutto rimasto così com’era, come se il tempo si fosse fermato, dove sembra quasi di sentire le urla dei feriti e la disperazione di chi non ce la farà. Alla fine della visita dell’ospedale c’è un’area riconvertita appunto a bunker antiatomico, dove vengono mostrati gli effetti delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, e cosa succederebbe nel caso scoppiasse una bomba in Europa. Questa tappa del nostro tour della città è stata emozionante, toccante, commovente, mi ha trasmesso tristezza, compassione, ammirazione per il personale dell’ospedale, ma anche rabbia e disgusto per chi non si è curato minimamente delle vite umane durante le Guerre e soprattutto durante il lancio delle bombe atomiche. Visita non consigliata, di più.

L’ingresso dell’Ospedale nella Roccia.

Al termine di questo turbinio di emozioni abbiamo camminato fino a raggiungere il Castello di Buda, la residenza Reale, forgiato anch’esso del titolo di Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1987, che ospita il Museo Nazionale Ungherese e la Biblioteca Nazionale Széchenyi, ma il punto forte è l’esterno: cambio della guardia e terrazza panoramica con vista mozzafiato su Pest. Il quartiere del castello è un vero gioiellino, con delle viuzze eleganti, ristorantini, piccoli bar e casette colorate dai toni pastello.

Una delle aquile che fanno da guardia al Castello.

Scendiamo di corsa e ci catapultiamo a Pest per una bellissima e super romantica Crociera sul Danubio al Tramonto. È stato tutto spettacolare: ci siamo sistemati all’esterno, sulla parte alta della barca, ed abbiamo costeggiato prima la riva di Pest, passando per il palazzo Gresham ed il Parlamento, fino ad arrivare all’Isola Margherita dove abbiamo invertito la rotta e abbiamo potuto osservare da vicino il castello di Buda, il Bastione dei Pescatori, Obuda, la Gellert Hill e siamo passati sotto il Ponte delle Catene. La cosa più emozionante è stato vedere come la luce è cambiata, come le nuvole sono diventate blu e il cielo rosa ed arancione, e come la città, ponte compreso, si è illuminata di tantissime luci calde che l’hanno resa, forse, ancora più affascinante.

Prime luci del tramonto. Senza filtro!

 

La città inizia ad illuminarsi.

Dopo cena siamo usciti di nuovo per ammirare da vicinissimo il Parlamento e il Ponte illuminati, facendo anche una bella passeggiata nei dintorni per smaltire la super pizza mangiata Da Mario, un locale italiano a pochi passi dal Parlamento.

GIORNO 3 – PEST

Il terzo giorno l’abbiamo dedicato ad una full immersion di Pest, camminando e camminando e camminando. All’apertura ci siamo presentati di fronte alla Grande Sinagoga all’interno del quartiere ebraico, la più grande d’Europa, seconda soltanto a quella di New York.  Qui sono presenti, oltre alla Sinagoga vera e propria che è tutt’ora un importante luogo di culto per gli ebrei della città, un cimitero, un giardino con un albero della vita ed un memoriale dell’olocausto.

Abbiamo acquistato i biglietti online così da evitare la lunga coda all’ingresso, a Dani hanno dato un Kippah da indossare per tutta la permanenza all’interno, ed abbiamo atteso pazientemente che la guida in Italiano ci spiegasse la storia dell’edificio e le usanze ebraiche, per poi portarci nel Parco della Memoria, dove si trovano il cimitero ed il memoriale come monito per evitare che le atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale durante la quale persero la vita 400 mila ebrei ungheresi vengano compiute di nuovo. Il fulcro del memoriale è senz’altro l’Albero della Vita di Imre Varga, un’opera finanziata dal divo di Hollywood Tony Curtis, discendente da una famiglia ebraica ungherese, un salice piangente costellato da migliaia di foglie con incisi i nomi delle vittime dell’Olocausto.

 Albero della vita all’interno del Memoriale dell’Olocausto.

Usciti dalla Sinagoga abbiamo fatto una passeggiata all’interno del quartiere ebraico, dove si possono ammirare dei murales coloratissimi e davvero belli, con una presenza numerica di pub e bar da far invidia a qualsiasi città universitaria. Qui si trovano anche numerosi ruin pub, così chiamati perché si trovano all’interno di edifici o addirittura cortili fatiscenti, palazzi occupati, fabbriche in disuso, diventati simboli della cultura alternativa ed underground della città, proponendosi come luogo di raduno per passare il proprio tempo. Un luogo a mio avviso da non perdere è lo Szimpla Kert, il più grande ruin pub della città, situato all’interno di una fabbrica abbandonata poi ristrutturata.

Porta appena di fianco allo Szimpla Kert.

Non saprei come descriverlo, mi mancano proprio le parole per farlo: l’atmosfera che si respira qui dentro è unica, spensierata, libera, alternativa; infatti tra vasche da bagno, rottami di qualsiasi cosa, cortili adornati con piante, edere, rampicanti, cartelli, insegne, adesivi, scritte, murales… Noi ci siamo riempiti lo stomaco con il brunch all you can eat a 15€: diciamo che gli standard igienici qui dentro sono davvero bassi, ma il cibo era davvero buono e non ci è venuto mal di pancia, quindi direi super promosso! Al piano terra la domenica inoltre ci sono i mercatini dei prodotti locali, come formaggi e frutta, ed è un tripudio di colori, profumi, voci e anime. Se si vuole provare il vero Street Food di Budapest proprio a fianco dello Szimpla Kert c’è il Karavan street food and garden, dove l’offerta di cibo è davvero varia e i prezzi contenuti.

Giungla dello Szimpla Kert.

 Ci siamo poi incamminati facendo una lunga passeggiata digestiva verso il famosissimo Parlamento: ho acquistato i biglietti circa un mese prima della partenza sul sito ufficiale, in quanto non è possibile averli sul posto e i biglietti si esauriscono molto velocemente. Il palazzo è affacciato sulla sponda di Pest del Danubio ed è un edificio in stile gotico, rinascimentale, barocco, … rendendolo davvero unico al mondo, con i suoi tetti spioventi, le sue guglie e le sue piccole torri. Il mio consiglio è quello di arrivare in anticipo rispetto all’orario della visita perché bisogna sottoporsi ai controlli di sicurezza con il metal detector. La visita si articola in diverse stanze, tutte semplicemente fantastiche: l’oro la fa da padrone, ma l’attrazione più famosa e sacra è la Corona che è sempre sorvegliata da due guardie in uniforme, che ogni 5 minuti si muovono a sorpresa sciabolando, e per questo è buona cosa tenersi a debita distanza.

Stanza nella quale si prendono le decisioni più importanti per l’Ungheria.

Usciti dal Parlamento, proprio sulla riva del fiume, si trovano le celebri statue delle scarpe: si tratta di statue in bronzo di 60 paia scarpe disordinate in stile anni ’40. Queste statue sono state realizzate come memoriale dell’olocausto, per ricordarci ancora una volta di quel terribile evento… Ma perché proprio le scarpe? Spesso le vittime venivano obbligate a togliersi le calzature prima di essere uccise fucilate e gettate nel Danubio. L’impatto emotivo di questa opera è molto forte, molte persone infatti si fermano ad osservarla in silenzio, e spesso alcuni portano un fiore o delle caramelle per onorare la memoria dei defunti.

 Le 60 paia di Scarpe.

Ci siamo quindi recati alla Casa del Terrore, un museo che accoglie i visitatori con delle foto sul muro esterno di alcune delle vittime delle dittature presenti in Ungheria durante il Novecento, sia di sinistra che di destra. All’interno della casa sono raccontate le orribili vicende che si sono susseguite negli anni e causate prima dal Nazismo e poi dal Socialismo, portando la popolazione in un regime di terrore, come appunto dice il nome, costretta a nascondersi, fuggire o morire. Qui non c’è spazio per nulla, si pretende un dignitoso silenzio, si vuole spiegare cosa è successo nel passato sperando che errori simili non si ripetano mai più, e far presente che il terrore non ha colore, non ha nome e non ha nazione, e che perciò ogni forma di dittatura e violenza è sbagliata. Personalmente sono rimasta sconvolta da tanta crudeltà, sapevo delle terribili vicende accadute, ma poter vedere dei video di persone che raccontano la loro testimonianza e leggere molto più dettagliatamente la loro storia mi ha aperto ancora di più gli occhi.

Io sono esausta dopo aver camminato per non so quanti chilometri, e la serata viene trascorsa in hotel, senza nemmeno cenare (non è da me!)

GIORNO 4 – TERME SZECHENYI E PEST

Una tappa imprescindibile quando si va a Budapest è quella delle terme, ce ne sono per tutti i gusti e di tutte le dimensioni, sia a Buda che a Pest. Noi abbiamo scelto le Terme Széchenyi, le più grandi e spettacolari d’Europa, per trascorrere una mattinata rilassante visto che Dani mi aveva portata a camminare fino alla disperazione e quasi al collasso fisico. Le terme ci hanno lasciati subito impressionati, sono imponenti ed eleganti, con tantissime piscine interne ed esterne, saune, bagni turchi, e un’infinità di persone che si riscaldano nelle bollenti acque termali, abbiamo persino visto dei signori anziani giocare a scacchi su una scacchiera dipinta sui bordi delle piscine mentre erano ammollo, una cosa davvero particolare!
Non siamo stati contentissimi di questa visita alle terme perché lo standard igienico rispetto a quanto siamo abituati noi italiani è davvero molto basso e le cabine in cui cambiarsi sono lontanissime dalle docce e dagli asciuga capelli (almeno per quanto riguarda i servizi per le donne). Dopo pochissime ore infatti ce ne siamo andati, rilassati sì, ma non completamente soddisfatti.

Una delle piscine esterne delle terme.

Ci siamo recati al Mercato Generale con la M1, la seconda metropolitana più vecchia d’Europa, caratterizzata da alcune fermate molto carine e ben tenute, dichiarata anch’essa Patrimonio dell’umanità UNESCO nel 2002. Al mercato generale vendono ogni genere di cosa che si possa immaginare: cibo tipico, bamboline, oggettistica, tessuti, frutta, carne, ed è articolato su due piani collegati da scale di ferro all’interno di un edificio che sembra quasi una grande stazione.

Insegna della fermata Oktogon della M1.

Uscendo ci siamo incamminati in Vaci Utca, la celebre via dello shopping di Budapest, dove l’atmosfera è cosmopolita in quanto la via è costellata di negozi per ogni tasca, anche lussuosi, vari tipi di ristoranti e in una traversa anche una ruota panoramica che ti permette di vedere la città dall’alto. Passare di qui è l’ideale quando si vuole fare shopping o più semplicemente fare una passeggiata rilassante per godersi la città.

Una curiosità che abbiamo vissuto è stata quella di entrare in un negozietto pieno di pupazzi di questo mostriciattolo, e la titolare ci ha raccontato che questo mostro si chiama Busho, che compare il carnevale ungherese per portarsi via l’ultimo strascico del gelido inverno.

Mercato Generale.

Purtroppo è ora di tornare a casa, e con un po’ di malinconia ci avviamo verso l’aeroporto: la città ha fatto breccia nei nostri cuori, ci ha regalato spensieratezza, felicità, ci ha fatto riflettere sulle disgrazie avvenute in passato, ci ha fatto avvicinare a delle persone seppur così vicine all’Italia così diverse nelle tradizioni, nella cultura e nella lingua, e ci ha fatti tornare con il cuore un po’ più pieno.

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